Coworking: un trend in crescita

cos'è coworking

Difficile descrivere in poche parole cos’è il coworking, visto che questa nuova modalità di lavorare riflette cambiamenti sociologici, economici e produttivi.

Dovessimo spiegarlo a chi non ne sa niente, partiremmo spiegando che il coworking è una tendenza nata oltreoceano a San Francisco a metà degli anni 2000.

Dopo qualche anno ha invaso anche l’Europa, ed è giunta infine anche in Italia… dove sta letteralmente spopolando. Un po’ dappertutto: in Lombardia e in particolare a Milano, città che vince la medaglia d’oro per numero di strutture, ma pure a Roma, Firenze, Torino, Venezia e in altre località sparse lungo tutta la Penisola da nord a sud (attualmente in Italia in totale ci sono circa 360 spazi di coworking).

Il bello è che il fenomeno non attira a sé soltanto talenti dei più disparati settori (web, stampa in 3D, tecnologia, moda, videomaker, visual design e così via) ma anche forti investimenti di capitali.

Dal punto di vista strutturale, quando si parla di coworking si intende un luogo nel quale le persone, anche con un diverso background alle spalle, si ritrovano sia per lavorare ai propri progetti, sia, se lo desiderano, condividere le loro skills per dare vita a qualcosa di nuovo. Il tutto dividendo gli spazi e le risorse che abitualmente sono presenti in un ufficio classico.

cos'è coworking

La parola d’ordine del coworking è infatti condivisione: non solamente degli spazi ma specialmente delle idee, delle iniziative personali e dei progetti. In pratica il compromesso ideale per i professionisti freelance che non possono permettersi un posto di lavoro in proprio e, non di rado, una soluzione capace di evolvere in una vera occasione di business. Perché per fare coworking non basta sub-affittare una postazione dotata di connessione internet, ma favorire la nascita di un luogo d’incontro dove “costruire” sinergie e networking.

D’altronde in quella che è stata denominata l’epoca dell’economia condivisa (la cosiddetta “sharing economy”) non sorprende che anche il lavoro o meglio, gli spazi nei quali si lavora, vengano, appunto, “condivisi”; e non si tratta di una pura questione commerciale, ma di un modo di vedere il luogo lavorativo come un posto utile per far entrare in contatto le persone e le loro competenze.

Un esempio concreto e assai lampante è Talent Garden, il gigante bresciano fondato nel 2011, specializzato in attività dedicate al mondo digitale ed entrato a pochi anni dal suo debutto in Google for entrepreneurs, la famosa divisione del più grande motore di ricerca a livello planetario leader nel dare il proprio sostegno alle start-up. Per far capire il successo dello sviluppo di un’idea vincente di coworking, è notizia di questi giorni la chiusura da parte di Talent Garden di una raccolta fondi di 44 milioni di euro da destinare all’apertura di 20 nuovi campus in Europa entro i prossimi 5 anni (oggi se ne contano 23 in 8 Paesi dei quali la maggior parte in Italia) puntando sulla formazione e sugli eventi digitali per incrementare il business.

Come funziona il coworking

Lo scopo del coworking è far crescere il network professionale di ciascun utente in un luogo spesso anche molto bello dal punto di vista del design e della funzionalità, dove incrociare sulla propria strada potenziali soci e clienti e creare quindi opportunità eccezionali di realizzazione personale. Senza dubbio in maniera più “movimentata” rispetto ad un ufficio di stampo tradizionale, il coworking rappresenta la ricetta perfetta per coloro che sono alla ricerca, o hanno necessità, non esclusivamente di un luogo di lavoro, ma anche dei tanti servizi offerti nelle strutture come ad esempio le sale destinate alle riunioni, bar, caffè e punti ristoro, lezioni di formazione gratuite, Wi-Fi, stampanti (anche in 3D), tablet e pc, servizi di book crossing.

Funziona così: in media ogni luogo destinato al coworking è dotato al suo interno di vari spazi (anche tematici e che possono essere costituiti da una singola postazione oppure da una stanza dedicata alle riunioni) che ogni coworker può prenotare liberamente per poche ore o anche per interi mesi. E’ possibile affittare lo spazio anche tenendo conto del proprio campo di attività e condividerlo con i coworkers più affini al progetto di business che si intende realizzare.

In Italia il coworking è approdato tra il 2008 e il 2010, ma è negli ultimi anni che si è assistito ad una grandissima accelerazione del fenomeno. In base a degli studi condotti dall’Osservatorio di E-work, una tra le agenzie per il lavoro più note nel nostro Paese, in Italia entro l’anno 2024 il coworking, ossia l’ufficio “condiviso”, farà dire bye-bye all’ufficio “tradizionale”; rispetto a quest’ultimo verrà infatti preferito da ben il 38% dei lavoratori. Si assisterà di conseguenza ad un rialzo in numeri dei cosiddetti luoghi di lavoro flessibili, a basso costo (perché per entrare occorre comunque pagare una membership), ma, come si è visto, forniti di ogni comfort e capaci di “stuzzicare” creatività e networking professionale.

I numeri del coworking

Mediamente nelle strutture presenti oggi in Italia per l’accesso giornaliero ad una postazione di lavoro si pagano intorno ai 30 euro; per gli abbonamenti di un mese il costo si aggira invece sui 280 euro. Il 53% dei professionisti che optano per il coworking appartengono alla sfera dei freelance; il 39% sono dei piccoli imprenditori in cerca magari dell’idea geniale per rilanciare o incrementare il proprio business aziendale e per l’8% si tratta di lavoratori provenienti da aziende private.

A privilegiare il coworking sono poi in maggioranza gli uomini, che fanno segnare il 58%, mentre, per ora, le donne si attestano al 42%. L’età media dei coworkers è piuttosto bassa, 31 anni; il che significa che la formula attira soprattutto i più giovani che forse vedono nel coworking anche la possibilità di trovare uno sbocco lavorativo soddisfacente. Infine, oltre l’80% degli utenti abituali ama lavorare in uffici “condivisi” non troppo grandi, con non più di 15 scrivanie.

Riguardo alle motivazioni per le quali gli utenti si servono degli spazi condivisi, la maggior parte lo fa perché ne apprezza fortemente la flessibilità degli orari (alcuni sono aperti h24); inoltre attira molto l’idea di potersi confrontare ed avere contatti con altre realtà professionali che potrebbero anche sfociare in redditizie collaborazioni; e poi, come detto, per i contenuti costi di affitto delle postazioni di lavoro.

Il nuovo trend lanciato dal coworking, mostra come stia cambiando il modo stesso di creare “innovazione sociale”: non più all’interno di gruppi di lavoro omogenei, ma dal confronto tra persone, professionalità, abilità ed esperienze differenti. Ed è in questo radicale cambiamento socio-culturale che si colloca il boom del coworking, visto come una nuova tipologia di lavoro in grado non solo di superare la crisi, ma anche di creare un vero e proprio nuovo modo di lavorare.

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