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Cos’è il Lifelong Learning e perchè ha un ruolo strategico

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cos'è lifelong learning

Perchè il lifelong learning? Quali sono le competenze chiave per svilupparlo?

Il termine lifelong learning si riferisce all’apprendimento che ognuno di noi compie lungo tutto l’arco della sua vita.

Con questo termine ci riferiamo al processo di istruzione e formazione che investe tutto il nostro cammino di acquisizione di conoscenze e di nuove competenze e abilità.
Costituisce un apprendimento permanente, un processo individuale di acquisizione di competenze che ci permette di aggiornare ed adeguare la nostra formazione rispetto a nuovi bisogni personali, sociali e professionali.

Il concetto di lifelong learning si riferisce ad un processo intenzionale che ha come motore principale l’individuo stesso, da non confondere con il normale ed inevitabile accumularsi, nel corso degli anni, delle esperienze che accrescono il bagaglio personale di capacità e abilità di ognuno di noi.

Ognuno di noi, proattivamente oppure no, seguendo il naturale processo di omeostasi che ci porta ad affrontare le difficoltà, ad andare verso l’autonomia e a raggiungere la nostra personale realizzazione, cerca le opportunità formative più adatte a sé. E siccome le esigenze individuali – così come gli obiettivi – cambiano costantemente, risulta evidente la necessità di parlare di tutto l’arco della vita in riferimento al processo di apprendimento.

Il ruolo strategico del Lifelong Learning

Il documento di lavoro della Commissione Europea, “A Memorandum on Lifelong Learning” del 2000 (qui il pdf) sottolinea l’interconnessione tra cambiamenti sociali ed economici e, partendo proprio da questa connessione di fenomeni, la CEE assegna al lifelong learning la funzione di promuovere lo sviluppo collettivo partendo dalla realizzazione personale dei singoli. Come dire che la nostra naturale tendenza a mettere a frutto tutto il nostro potenziale, la spinta verso l’adattamento e il costante processo di “ascolto e riadattamento omeostatico” tra noi e il nostro organismo, è l’energia vitale dello sviluppo collettivo.

E che cosa possiamo farne di questa energia propulsiva a disposizione?

Possiamo contribuire allo sviluppo della nostra comunità, costruire una società avanzata basata sulla conoscenza, progettare uno sviluppo economico sostenibile, tutelare l’ambiente per le generazioni future, creare nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale; ancora, promuovere gli scambi, la cooperazione e la mobilità tra i sistemi d’istruzione e formazione in modo che essi diventino un punto di riferimento di qualità per la trasformazione e l’evoluzione.

Quali contesti per il lifelong learning?

Questo approccio ha bisogno di una buona capacità di gestione critica, positiva e costruttiva delle nostre conoscenze ed ha a che fare con tre tipologie di apprendimento:

  1. formale: costituito da percorsi d’istruzione e formazione in istituti specializzati, al termine dei quali si rilascia un diploma o una qualifica professionale
  2. non formale: costituito da quelle competenze e conoscenze acquisite al di fuori di percorsi d’istruzione e formazione (all’interno di enti, aziende, associazioni, sindacati, etc…)
  3. informale: conosciuto come quel processo che, non legato a dimensioni spazio-temporali, permette all’individuo di acquisire abilità, conoscenze e competenze semplicemente facendo esperienza della vita.

Ciò significa che abbiamo bisogno di predisporre percorsi formativi efficaci ed orientati ad integrare le competenze trasversali, oggi conosciute con il termine soft skill.

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In un’ottica di lifelong learning, siamo chiamati a favorire e potenziare le connessioni tra tutte e tre le tipologie di apprendimento, valorizzando l’aspetto emotivo e relazionale come parte sostanziale del processo trasformativo che ci investe. Abbiamo bisogno di allenarci e quindi di sviluppare l’agilità di sperimentare, condividere, comunicare e socializzare. Questi sono gli elementi essenziali che favoriscono lo sviluppo delle competenze chiave per l’apprendimento permanente.

Per il lifelong learning servono competenze chiave

Le competenze chiave per il lifelong learning rivestono un ruolo essenziale nel processo di costruzione di noi stessi e fanno riferimento ai processi di pensiero, di cognizione e di comportamento. Ci permettono di attivare la creatività, l’analisi e la capacità di evolvere attraverso i contesti sociali e lavorativi.

Il Consiglio Europeo, attraverso la Raccomandazione del 22 maggio 2018, riassume la vastissima letteratura prodotta nell’ambito delle “competenze chiave per l’apprendimento permanente”, disegnando un quadro di riferimento che delinea alcune competenze chiave:

  • competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare;
  • competenza in materia di cittadinanza;
  • competenza imprenditoriale;
  • competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Queste competenze sono tutte di pari importanza per lo sviluppo personale e costituiscono la matrice per riassumer le innumerevoli competenze esplorate attraverso le classificazioni più varie.

Guardiamole un po’ più da vicino e, soprattutto, come possiamo svilupparle?

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Alessia Raimondi
Formatore e Consigliere regionale AIF - Associazione Italiana Formatori - Delegazione Puglia. Mi occupo di formazione e orientamento specialistico; realizzo percorsi di sviluppo professionale integrando formazione in aula e bilancio delle competenze. Da un decennio mi occupo di facilitazione con metodologie teorico/esperienziali, didattiche innovative ed inclusive, employability e reskilling delle risorse umane ed ho avuto in affidamento incarichi formativi per conto di AIF Academy, GiGroup, Ifoa e Articolo1. Formatore esperta nella conduzione di gruppi, ho avuto il privilegio di svolgere una parte della mia personale formazione con Gonzague Masquelier, direttore della scuola parigina di Gestalt. Nel processo trasformativo che metto in atto quando lavoro con le persone, c’è una buona dose di abilità di counseling, di facilitazione e di orientamento che si integrano alle competenze del formatore. Ho formato individui di tutte le età: formatori, counselor, insegnanti, adulti in genere, giovani studenti, cassaintegrati, giovani inoccupati, extracomunitari, rifugiati e persone con disagio psichico. Negli ultimi due anni ho avuto l’opportunità di sperimentarmi, in progetti di inclusione sociale, con bambini in area socioeconomica disagiata, con disturbi dell’apprendimento, DSA, ADHD, Down e Autismo.

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