Il nostro corpo è come una scala attraverso la quale la voce, libera di fluire, risuona nelle sue tonalità più basse, medie e alte. Il suono che è originato attraverso il movimento delle corde vocali, infatti, non avrebbe la minima sfumatura se non sfruttasse le cavità di risonanza offerte dal corpo: il petto, la bocca, i denti, il cranio e molte altre. La nostra estensione vocale, che nella voce parlata può raggiungere addirittura quattro ottave, ci offre un’ampia scelta di “colori” per vestire al meglio e in maniera congrua le parole usate nella comunicazione.
I registri della voce sono principalmente tre: basso, medio e alto.
Ogni registro sfrutta dei risuonatori appropriati. Una voce bassa, ad esempio, la sentirete bene nel petto (provate fisicamente a mettere una mano sul petto mentre emettete dei suoni bassi). Il petto, come la bocca e altre parti, sono dotati di strutture, cavità di risonanza, semplici rispetto al teschio, dove risuona una voce media.
Il teschio, infatti, è formato da cunicoli, cavità, porzioni dure di osso e altre più morbide di cartilagine. Il suo interno è come un enorme labirinto e nei suoi molteplici passaggi la voce è libera di “risuonare”. Proprio per questa caratteristica, il registro medio è quello che offre maggiori “colori” alla comunicazione, rivelando la complessità delle emozioni e dei pensieri. Ma per questo stesso motivo è usato meno liberamente e qui nascono le maggiori tensioni.
La tendenza, nel registro medio e medio-alto, è di usare un paio di note, con il risultato di limitare la diversificazione di suoni all’interno di un discorso. Così, anche quando è posizionato bene “in maschera” ed è ben impostato, invece di sfruttare le ampie cavità di tutto il teschio liberamente, il suono risulta piatto e freddo, perdendo la sua “tridimensionalità”. Le parole “impostazione” e “maschera” evocano associazioni con il controllo, con il “fare” invece che con il “lasciare andare”, con il “mettere un filtro tra noi e l’interlocutore”.
I meccanismi di difesa che si sviluppano fin dai primi anni di vita mettono la parte più rivelatrice della voce sotto stretto controllo. E questo a volte è proficuo, altre volte è addirittura dannoso. Si utilizzano, cioè, dei meccanismi di difesa, che non sono appropriati per la situazione che si vive in quel momento ma che hanno altre cause scatenanti e che inibiscono l’ampia gamma di sfaccettature della voce.
Prendiamo come esempio l’espressività della “paura”. Se lasciata libera di fluire, l’energia scatenata dal cervello dovrebbe attivare il respiro e le corde vocali nella produzione di un’alta frequenza di vibrazioni, che troverebbero risonanza nella parte centrale del viso. La laringe, il palato molle e i seni facciali creerebbero un tono muscolare adatto a raccogliere l’energia e in grado di contribuire al suo rilascio verso l’esterno sotto forma di comunicazione. Ma se a guidare l’impulso iniziale della paura è l’inibizione (qualunque sia la causa di questa inibizione), il suono sarà deviato in altri canali e i muscoli s’irrigidiranno per non permettere all’energia vocale di uscire fuori.
Capite quanto tutto questo possa essere dannoso oltre che limitante?
Questo è vero per la voce in generale, non solo per il registro medio. Sicuramente la parte media e medio-alta della voce è maggiormente esposta a questo tipo di processi.
Alcuni studi hanno rilevato, infatti, che la parte emotiva è nella maggior parte dei casi espressa dalle note più alte. Più sono forti le emozioni che proviamo più la voce tende ad alzarsi di tono. Pensiamo a quando siamo arrabbiati e stiamo litigando con qualcuno: oltre ad alzarsi di volume, la voce tende anche ad esprimersi nelle sue tonalità più alte. E’ per questo che i cantanti (anche dilettanti) rivelano spesso di “aver paura di andare in alto”, come se quelle note acute avessero il potere di rivelare la loro parte più intima.
Si pensa più a “dover fare” qualcosa, dover “imparare”, “scavalcare il registro”, “arrivare in alto”, mentre spesso si dovrebbe imparare a lasciare aperti i canali e lavorare più sulla fluidità del pensiero che direttamente sulla voce. E’ per questo che una conoscenza, anche sommaria, del nostro corpo e di come funziona la voce è importante. Anche per utilizzarla nelle visualizzazioni, attraverso le quali possiamo incanalare l’energia vocale nel corpo. La nostra mente, infatti, comanda gli impulsi nervosi e lo fa sia consciamente sia in modo del tutto inconsapevole. Attraverso esercizi mirati possiamo aiutare la fuoriuscita della voce a “dribblare” le limitazioni dettate dalle paure o da altri motivi.
Per fortuna la mente è nostra, il corpo è nostro, l’inconscio, anche se per alcuni tratti oscuro, è una parte di noi. E la voce è lo strumento attraverso il quale poter esprimere tutto questo.
Federica Marucci
Life & Vocal Coach
NLP USA Licensed Trainer
E’ in partenza il corso di Federica Marucci ”l’idea la parola la voce”
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